giovedì 31 gennaio 2008

Gerusalemme, 30 gen. La pubblicazione del rapporto finale della commissione Winograd, uno studio sulla guerra di Israele contro il Libano combattuta dal 12 luglio al 13 agosto 2006, che ha provocato 1.187 morti e 4.092 feriti libanesi, 150 morti e un centinaio di feriti israeliani secondo i dati Onu .
Israele attaccò il Libano nel luglio 2006, dopo la cattura di due soldati da parte dei guerriglieri di Hezbollah.
A redigere il rapporto è stata una commissione di esperti indipendenti presieduta dal giudice Eliahou Winograd.
Oltre 600 pagine (nella sua versione pubblica) di non facile digestione, con l’amara constatazione che Israele, "l'esercito più potente del Medio Oriente non ha saputo avere ragione di alcune migliaia di combattenti" Hezbollah.
Nel loro rapporto i membri della Commissione Winograd descrivono in tono allarmato il comportamento delle forze armate israeliane in Libano, criticano la disorganizzazione, l’ impreparazione, il ritardo nell'arruolamento delle riserve, il disordine nella gestione dell’ ultima offensiva, una volta decisa. Sono pagine di non facile lettura in Israele, mentre da Beirut i dirigenti Hezbollah tornano ad esultare.
Certo, nota Winograd, non fu conseguito alcun successo materiale. Certo ci furono ingenti perdite militari. Ma contrariamente a quanto sostenuto a gran voce da gruppi di protesta "Olmert e Peretz agirono in maniera sincera": non dunque per ragioni di prestigio partitico ma per motivi ragionevoli, dopo aver soppesato rischi e probabilità di successo. "Un’operazione quasi necessaria" dice Winograd.

Tutto iniziò con il rapimento
di due soldati israeliani…

Israele ha il diritto di difendersi" … bombe … distruzione … massacri … fame … esodo … fuoco”


“A casa dei parenti ad Ashrafiyeh come ai bei vecchi tempi”... in Tv brucia un copertone ... iniziamo a sentire le bombe non lontano … sto giocando alla playstation… quando ero bambino mia mamma mi rassicurava sempre… ora non sono più così giovane. "Non temere mamma, le bombe sono lontane".



Si chiama Mazen Kerbaj, nato 33 anni fa a Beirut. Fumettista, pittore e musicista. Abita, vive e "resiste" in una città e in un Paese, il Libano, immersi nell'occhio del ciclone.Una resistenza che trova la sua collocazione naturale sul web, in linea con il modo di porsi, proporsi e promuoversi dell'artista. Oggi è l'uomo a "gridare" attraverso le pagine del suo
Kerblog: un blog che parla, denuncia, grida attraverso immagini e i commenti.
Kerblog è un blog che vuole promuovere il punto di vista di chi vede e "vive”, facendo dell'informazione spontanea l'emblema di una "resistenza attiva" il cui scopo è quello di far capire e conoscere cosa sente e cosa vede un libanese tenuto in ostaggio dagli estremisti di turno, gli Hezbollah, la "guerriglia vigliacca" che opera e si nasconde in Libano, mescolandosi e difendendosi dietro un popolo segnato da troppi anni di guerre e guerriglie.Dalle pagine del suo blog emerge il grido di un popolo che non vuole rassegnarsi al suo stato di "teatro di confronti politici" tra popoli stranieri, ma che riconosce la realtà delle cose e di non avere i mezzi per "alzare la voce" e "gridare basta". Così il blog vuole essere un punto d'incontro tra un libanese e il "resto del mondo". Un blog di denuncia contro le "vere ragioni della guerra" voluta e spinta da quelle realtà politiche, religiose ed economiche che "hanno deciso di risolvere i propri problemi su suolo libanese".
Come non dare ragione a Mazen Kerbaj? Oppure le ragioni di Lina Khoury, drammaturga libanese e firma apprezzata, che punta il dito contro "le guerre sporche di Peasi che hanno scelto come campo di battaglia il Libano". "Cerco di guardare la situazione che viviamo oggi" - scriveva Lina Khoury - "noi libanesi siamo le carte di una guerra, qualcuno la sta giocando con noi, ma noi non lo abbiamo scelto. Capisco Edna quando dice che non si può vivere sotto i razzi: ma l´esercito israeliano è potente e non si limita a colpire Hezbollah, colpisce tutti noi. Anche io sono contro Hezbollah, come lei: ma non posso accettare questo. Capisco quello che vive perché mi ricorda la guerra civile, che per noi libanesi ha voluto dire distruzione e dolore. Israele ne è stata una delle cause, anche se certo non l´unica. Ma ora gli israeliani erano andati via, lo stesso i siriani: era l´ora della rinascita e della ripresa, invece siamo di nuovo di fronte alla distruzione. Noi libanesi siamo stanchi di essere in mezzo a qualcosa più grande di noi".