lunedì 21 gennaio 2008

Mal costume mezzo gaudio

NAPOLI- La procura di Napoli ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per corruzione del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che avrebbe segnalato cinque attrici al presidente di Rai Fiction Agostino Saccà. Lo hanno riferito fonti giudiziarie.
I pm napoletani ipotizzano che Saccà si sia "inserito illecitamente" nella formazione di cast di produzioni tv per la Rai, favorendo alcune attrici "segnalate" in cambio della promessa di un sostegno alle sue future attività private da parte dell'ex premier.

Alla fine dello scorso anno, il gruppo Espresso pubblicò l'intercettazione di una conversazione telefonica tra lo stesso direttore di RaiFiction e Berlusconi, in cui si sentiva l'ex premier segnalare per un casting due persone, per favorire un politico non meglio precisato con cui stava cercando di ottenere una maggioranza in Senato.

PALERMO- Salvatore Cuffaro, presidente della Regione Siciliana ed esponente di punta dell'Udc nazionale è stato condannato ieri a 5 anni e interdetto in modo perpetuo dai pubblici uffici. Cuffaro era accusato tra l'altro di aver passato notizie riservate al medico condannato per mafia Giuseppe Guttadauro, con il quale avrebbe pure pattuito candidature alle elezioni comunali e regionali. Favoreggiamento semplice e rivelazione di segreti d'ufficio i reati costati la condanna a Cuffaro, per il quale il tribunale di Palermo ha escluso l'aggravante di aver agito al fine di favorire l'organizzazione criminale. Ma il governatore ha detto che non si dimetterà dalla sua carica. Cuffaro aveva annunciato che l'avrebbe fatto solo se fosse stato condannato per aver favorito la mafia in generale.
Il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, le cui osservazioni espresse poco dopo essere venuto a conoscenza della sentenza spiccano per semplicità, dice: "tutte le accuse dei pm contro Cuffaro sono state provate. È rimasto il favoreggiamento di singoli mafiosi come Guttadauro, Aragona, Greco, Aiello e Miceli, ma tutto ciò non ha portato automaticamente all’aggravante di favoreggiamento alla mafia. È un cavillo tecnico, uno dei temi più complessi e dibattuti in campo giuridico” spiega Grasso.
Cuffaro, che adesso chiede rispetto da parte di tutti dopo l'esito del processo,subito dopo la lettura della sentenza , ha ordinato caffè e dolci nel bar della presidenza della Regione poi ha preso un vassoio che gli aveva donato un amico pieno di cannoli siciliani e li ha offerti agli amici, collaboratori e giornalisti presenti nel suo studio.

S. MARIA CAPUA VETERE- I capi d'accusa verso Mastella, la moglie e gli altri 23 esponenti dell’Udeur, sono sette: concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d'ufficio e due concorsi in falso.
Un cardiologo premiato grazie a una tessera di partito, un ginecologo sostituito solo perché la sua casacca non coincide con il colore del potere locale..
Le conseguenti dimissioni del ministro che perde subito il suo proverbiale senso dell’ironia quando le disgrazie di cui si parla non sono quelle altrui ma le sue, le lacrime di coccodrillo, le accuse di complotto.Sta vicino alla moglie, Sandra Lonardo, che tenta di negare l’evidenza delle parole dette da lei stessa nelle telefonate intercettate, dice che non si dimette e proclama con le unghie e con i denti la sua innocenza.
Perché sono così i nostri politici: purissimi nella virtù privata, puri nelle concezioni, libertini nelle pratiche, assolutamente torbidi nel vizio pubblico.
Poi, quando scattano gli arresti, Mastella insulta Maffei in pieno Parlamento. Maffei diventa un incapace, un cialtrone, un "magistrato estremista" e "una macchietta" come l' ha definito quel lord inglese di Mastella, auspicando che "il Csm si occupi presto di lui". "Ho paura", confida Mastella con la lacrima retrattile, "essere giudicati da uno come lui è malagiustizia". Accuse di "trappola scientifica tesa in modo vile ed ignobile", di "presa in ostaggio", di "pacchetto di mischia giudiziaria".
Tutto ciò, che è stato detto in Parlamento quando ancora nessuno conosceva il contenuto delle accuse concrete argomentate in un ponderoso provvedimento ed il contesto concreto e complessivo dell’indagine, manifesta sia la permanente indisponibilità ad essere destinatari del controllo di legalità secondo il principio costituzionale della parità di trattamento tra i cittadini che l’insuperabile aspirazione ad una giustizia mansueta con il potere.
Sono storie già sentite.
Ormai, come sempre avviene in questo Paese quando un intoccabile finisce sott'inchiesta, la presunzione d'innocenza per l' indagato diventa in presunzione di colpevolezza per l' indagatore. E così i giornali smettono di raccontare le malefatte dei Mastella per dedicarsi a quelle (del tutto ipotetiche) del procuratore.
In fondo, si tratta di tempeste in un bicchiere d’acqua.