Operai creduti morti e abbandonati sul ciglio di una strada. No, non siamo nel Medioevo. È il 15 febbraio del 2002.
Abdesselan Slassi, 32 anni, marocchino, clandestino, lavoratore in nero (quattro euro l’ora), sta rimuovendo delle lastre di eternit dal tetto di un edificio. Non indossa né il casco né la cintura di protezione. Scivola, un volo nel vuoto di dieci metri. Risultato: milza spappolata, fratture multiple alle gambe, trauma cranico violentissimo. I titolari della ditta, una piccola impresa, dopo qualche attimo di panico elaborano un piano che a loro deve sembrare quasi perfetto: caricano Abdes in macchina e lo mollano in strada 10 chilometri più avanti. Abdes è ridotto malissimo, ma è ancora vivo. Resterà in coma quattro mesi.
Quando Abdes si riprende trova il coraggio di raccontare quello che realmente gli è successo.
I sindacati impugnano il caso e per gli impresari inizia il processo solo la scorsa settimana, però, dopo ben cinque anni, con il rischio che tutto finisca in prescrizione.
Il risarcimento richiesto ammonta a 500.000 euro.
Dopo aver subito diverse operazioni, Abdes cammina a fatica. Non può più lavorare, ma - dice - "voglio restare qui finché non avrò giustizia. Fino a quando mi risarciranno di tutto quello che ho subito. Mi hanno abbandonato in strada come un cane. Se avessero chiamato subito l’ambulanza, in cantiere, forse non sarei ridotto in questo stato".
Un bimbo di quatto anni, Florin Draghici, è morto in un incendio scoppiato nella baracca in cui viveva con i genitori e due fratelli (20 novembre 2007). L'insediamento abusivo si trovava in via del Triumvirato a Borgo Panigale, Bologna. Nell'incendio che ha distrutto la baracca dove il piccolo Florin viveva sono rimasti feriti anche gli altri due figli di Cristinel, romeno di etnia rom, e sua moglie Uliana, che ora sono ricoverati al centro ustionati di Padova in condizioni gravi, ma non in pericolo di vita.
Un corto circuito o un sovraccarico elettrico sono per ora le ipotesi per cui propendono gli inquirenti, ma a stabilire la causa del rogo sarà una consulenza tecnica. I magistrati, per ora, hanno aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo, incendio colposo e lesioni colpose. E' esclusa però, al momento, l'ipotesi di volontarietà anche perché dentro la baracca in via del Triumvirato non sono state trovate tracce di materiale infiammabile.
La sicurezza sembra essere solo un diritto per i radicati, non per i bambini Rom e i loro genitori. Eppure la sicurezza, anche per i bambini Rom, può essere vitale: un incendio e le pochissime cose che hanno vanno a fuoco insieme ai loro bambini.
I barconi della speranza carichi di immigrati, gli sbarchi giornalieri sulle nostre coste, le traversate che a volte, purtroppo, finiscono con la ricerca dei cadaveri in mare.
Nessun rumore che potesse essere sentito, nessuna invocazione che potesse essere ascoltata, ed ancora una volta tanti miraggi naufragati in un’ecatombe. Sono numeri da strage quelli degli sbarchi clandestini sulle coste del sud Italia le cui spiagge troppo spesso si trasformano in obitori per gente senza nome, e dove la morte si riassume ormai con semplici addizioni: nove naufraghi annegati in Sicilia, altri sette in Calabria.
Dimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalità delle tragedie dell’immigrazione sarebbe come lasciare morire ancora una volta le persone vittime dell’immigrazione irregolare.
Mentre nel sud Italia continuano gli sbarchi di clandestini che in numerosi casi si trasformano in tragedia, nelle scorse settimane alcuni immigrati sono stati letteralmente scaricati lungo il raccordo autostradale Terni-Orte.
Dov’è la dignità di queste persone? Troppo spesso ci dimentichiamo che si tratta di esseri umani, disperati.
Abdesselan Slassi, 32 anni, marocchino, clandestino, lavoratore in nero (quattro euro l’ora), sta rimuovendo delle lastre di eternit dal tetto di un edificio. Non indossa né il casco né la cintura di protezione. Scivola, un volo nel vuoto di dieci metri. Risultato: milza spappolata, fratture multiple alle gambe, trauma cranico violentissimo. I titolari della ditta, una piccola impresa, dopo qualche attimo di panico elaborano un piano che a loro deve sembrare quasi perfetto: caricano Abdes in macchina e lo mollano in strada 10 chilometri più avanti. Abdes è ridotto malissimo, ma è ancora vivo. Resterà in coma quattro mesi.
Quando Abdes si riprende trova il coraggio di raccontare quello che realmente gli è successo.
I sindacati impugnano il caso e per gli impresari inizia il processo solo la scorsa settimana, però, dopo ben cinque anni, con il rischio che tutto finisca in prescrizione.
Il risarcimento richiesto ammonta a 500.000 euro.
Dopo aver subito diverse operazioni, Abdes cammina a fatica. Non può più lavorare, ma - dice - "voglio restare qui finché non avrò giustizia. Fino a quando mi risarciranno di tutto quello che ho subito. Mi hanno abbandonato in strada come un cane. Se avessero chiamato subito l’ambulanza, in cantiere, forse non sarei ridotto in questo stato".
Un bimbo di quatto anni, Florin Draghici, è morto in un incendio scoppiato nella baracca in cui viveva con i genitori e due fratelli (20 novembre 2007). L'insediamento abusivo si trovava in via del Triumvirato a Borgo Panigale, Bologna. Nell'incendio che ha distrutto la baracca dove il piccolo Florin viveva sono rimasti feriti anche gli altri due figli di Cristinel, romeno di etnia rom, e sua moglie Uliana, che ora sono ricoverati al centro ustionati di Padova in condizioni gravi, ma non in pericolo di vita.
Un corto circuito o un sovraccarico elettrico sono per ora le ipotesi per cui propendono gli inquirenti, ma a stabilire la causa del rogo sarà una consulenza tecnica. I magistrati, per ora, hanno aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo, incendio colposo e lesioni colpose. E' esclusa però, al momento, l'ipotesi di volontarietà anche perché dentro la baracca in via del Triumvirato non sono state trovate tracce di materiale infiammabile.
La sicurezza sembra essere solo un diritto per i radicati, non per i bambini Rom e i loro genitori. Eppure la sicurezza, anche per i bambini Rom, può essere vitale: un incendio e le pochissime cose che hanno vanno a fuoco insieme ai loro bambini.
I barconi della speranza carichi di immigrati, gli sbarchi giornalieri sulle nostre coste, le traversate che a volte, purtroppo, finiscono con la ricerca dei cadaveri in mare.
Nessun rumore che potesse essere sentito, nessuna invocazione che potesse essere ascoltata, ed ancora una volta tanti miraggi naufragati in un’ecatombe. Sono numeri da strage quelli degli sbarchi clandestini sulle coste del sud Italia le cui spiagge troppo spesso si trasformano in obitori per gente senza nome, e dove la morte si riassume ormai con semplici addizioni: nove naufraghi annegati in Sicilia, altri sette in Calabria.
Dimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalità delle tragedie dell’immigrazione sarebbe come lasciare morire ancora una volta le persone vittime dell’immigrazione irregolare.
Mentre nel sud Italia continuano gli sbarchi di clandestini che in numerosi casi si trasformano in tragedia, nelle scorse settimane alcuni immigrati sono stati letteralmente scaricati lungo il raccordo autostradale Terni-Orte.
Dov’è la dignità di queste persone? Troppo spesso ci dimentichiamo che si tratta di esseri umani, disperati.

