La notizia: la delibera dell'AGCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) sull'assegnazione del WiMax in Italia è stata impugnata innanzi al Tar del Lazio dalla MGM Production Group Srl (16 ott. 2007).
Il ricorrente è la MGM Production Group Srl, società già detentrice di una licenza WiMax in Germania. Interessante l’elenco delle parti resistenti: oltre ad AGCom e Ministero delle Comunicazioni compaiono H3G, Telecom Italia SpA, TIM Telecom Italia Mobile SpA, Vodafone e Wind Telecomunicazioni.
Si tratta della pessima delibera stesa da AGCom per tracciare i paletti del bando di gara WiMax pubblicato da Gentiloni, Ministro delle Comunicazioni, che sembra essere stata scritta appositamente per consegnare il WiMax ai pochi grandi operatori che si sarebbero potuti così permettere un’asta all’ultimo sangue.
L'orientamento è di bandire aste, per queste frequenze, aperte alla partecipazione sia di operatori WiMax, sia di operatori che ora fanno Umts (bella cosa che funziona se e dove funziona). Questi ultimi ne hanno bisogno, perché le frequenze che adesso utilizzano stanno diventando insufficienti a fornire Internet veloce agli utenti. Le hanno pagate a caro prezzo, però, nel 2000. Stanno quindi già facendo pressioni di lobby per evitare che altri operatori si accaparrino quelle nuove frequenze pregiate a prezzi troppo concorrenziali.
Gli stessi che non sono riusciti a coprire il territorio nazionale nemmeno con il Gprs (e meno che mai con Umts).
A fare le spese di questo oligopolio sono gli utenti digital divisi che si sentono vittime delle cifre ufficiali di copertura.
Si, perché esistono ancora luoghi dove non arriva il telefono, dove il segnale Gprs va e viene, dove l'Adsl non arriverà mai e dove, ho paura, non arriverà il WiMax!
Si potrebbe provare ad avere l'ultimo chilometro funzionante secondo i migliori standard ovunque.
L'ultimo chilometro, quel pezzo di cavo che collega l'utenza alla centralina… che sempre, in ogni caso, anche se sei un utente Infostrada, se sei utente Tele2 porta nelle casse di Telecom SpA il bottino del canone (pagato dall'utente o dal fornitore sono sempre all'incirca 12 euro al mese per linea telefonica) pari a milioni di euro all'anno. E Telecom SpA non lo cambia mai. Lo ripara, lo risistema. Ma non lo cambia mai.
A fronte di un affare da milioni di euro, che la "banda bassotti" ( ossia l'associazione composta da H3G, Vodafone, Wind, TIM e con la partecipazione di Telecom Italia SpA) difende strenuamente, riusciremo certamente a navigare in WiMax, in Umts, in Gprs nel centro di Milano, di Roma, di Firenze.
Ma a Tursi si andrà ancora in Internet a 56 Kbps.
giovedì 8 novembre 2007
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