sabato 10 novembre 2007

Verità per Aldo


Oggi pomeriggio ho assistito ad una manifestazione che si è tenuta a Perugia: verità per Aldo.
Aldo Bianzino. Perugino, falegname, incensurato. Con la sua compagna, Roberta, il 12 ottobre 2007 è stato arrestato e portato al carcere di Capanne con l’accusa di possedere e coltivare nel giardino di casa alcune piante di marijuana. Domenica 14 ottobre alle ore 8.15 la polizia penitenziaria lo trova agonizzante e poco dopo muore.
Lascia una moglie e un figlio minorenne, aveva 44 anni e non aveva mai fatto male a nessuno. I primi comunicati hanno dato notizia di una morte per cause naturali. Successivamente tutto viene smentito dall'autopsia, richiesta dal pm, da cui risulta invece che il corpo di Bianzino presentava la frattura di tre costole, lesioni cerebrali, al fegato e alla milza.
Lesioni che non potevano essere state causate da altri detenuti perché Bianzino era stato messo in isolamento, lesioni che non può essersi fatto da solo perché non hanno lasciato la minima traccia esterna sul suo corpo.
Al senato, Haidi Giuliani, Giovanni Russo Spena e Erminia Emprin Gilardini hanno chiesto, lo scorso 23 ottobre in un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della giustizia Clemente Mastella, di avviare una procedura immediata per fare chiarezza sulla vicenda.
La procura di Perugia ha aperto un’indagine «sulle cause del decesso del detenuto».
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura di Strasburgo e Amensty International hanno aperto un dossier sul caso.
Di cosa è morto Aldo Bianzino arrestato dalla polizia e deceduto misteriosamente in un carcere di Perugia?
Nel carcere di Capanne è stato pestato a morte.
La morte di Aldo mi fa pensare a tre cose:
la detenzione per chi fa uso di marijuana;
l’impunità di chi indossa la divisa e si comporta peggio dei criminali, anche inseguito alla recente decisione di non istituire una commissione parlamentare d'inchiesta per i fatti del G8;
il silenzio assordante che sulla stampa nazionale ha circondato la vicenda; per lui nessun decreto speciale, nessun servizio televisivo.
La marijuana va legalizzata: non ci sarebbero spacciatori, la criminalità organizzata non avrebbe più finanziamenti e le carceri sarebbero meno affollate.
Il pestaggio da parte di personale dipendente dal Ministero di Grazia e Giustizia emerge, ancora una volta, essere una pratica corrente nel nostro Paese: Scuola Diaz, Bolzaneto, Federico Aldrovandi e, ahime, ancora altri.
Per alcuni la premiazione di una reginetta e le marachelle di Paris Hilton meritano la prima pagina.
Sarebbe opportuno ritenere importanti alcuni fatti più di altri: quelli, in particolare, che hanno a che vedere con violazioni palesi di diritti che dovrebbero essere acquisiti. Come quello di vivere, ad esempio, e quello secondo cui sarebbe giusto sapere perché qualcuno muore, se le condizioni in cui ciò avviene sono oscure e forse, come nel caso di Aldo, riconducibili addirittura a una violenza premeditata con l'aggravante di voler occultare le prove.