domenica 24 febbraio 2008

A tutto gas!

Il gas russo sta per finire. Diversi studiosi europei sostengono che nel giro di sette anni le riserve di gas naturale russo cominceranno a scarseggiare. Nel 2015, nonostante i vasti depositi presenti nel suo territorio, la Russia avrà seri problemi a soddisfare la domanda energetica, sia la propria che quella dell'Europa. Il problema deriva dal fatto che quasi tutto il gas naturale proviene da un piccolo numero di depositi, molto grandi ma ormai troppo vecchi. L'Agenzia internazionale per l'energia (Iea) crede che ci sia bisogno di aprire nuovi punti di estrazione, in modo da garantire almeno la quantità di gas necessaria.
Anno dopo anno, si avvicina l’inverno e puntualmente arriva l’allarme del freddo e del buio.
Intanto però l’energia rinnovabile, quella fatta con sole e vento, non decolla, quella che dovrebbe servire a importare meno petrolio e meno gas.
La parola magica è da tempo rigassificatori, ci rendono indipendenti dai paesi che producono che ogni tanto minacciano di chiudere i rubinetti. Sono grandi serbatoi che riscaldano milioni di tonnellate di gas liquido portato via mare da navi gasiere a meno 163 gradi, per farlo ritornare aeriforme e immetterlo nella rete nazionale dei gasdotti, aumentato 600 volte di volume. Sono impianti classificati a rischio di incidente rilevante che si vorrebbero inserire nei porti o nelle vicinanze spesso già carichi di altri impianti pericolosi. A Brindisi per esempio la popolazione si era ribellata. Ma perché protestano le popolazioni interessate? Ci sono norme rigorose che prevedono per l’autorizzazione una valutazione di impatto ambientale e la consultazione delle popolazioni, appunto.
In tutto il mondo di questi impianti ce ne sono una cinquantina e qualche domanda per farne degli altri. Solo in Italia le domande sono 13, praticamente un quarto di tutti gli impianti esistenti nel mondo, per costruire rigassificatori dal Friuli alla Sicilia.
13 ipotetici rigassificatori italiani assorbirebbero più di 100 miliardi di metri cubi di gas, praticamente la metà del mercato mondiale. Ma ce ne sta per tutti?
Attualmente, il gas liquefatto su nave non è così abbondante, pertanto non è scontato trovarlo a condizioni economiche né, tanto meno, che si trovi. E allora dove sta l’affare per tante imprese energetiche che fanno di tutto per costruire rigassificatori in Italia se il rischio è di rimanere all’asciutto di gas? Una delibera, del 2005, dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas stabilisce di incentivare nuovi investimenti, prospettando una funzione di hub del territorio italiano per il resto del continente europeo. In parole povere vuol dire fare dell’Italia una infrastruttura logistica per vendere gas all’estero.
Ma non erano per l’emergenza nazionale?
Poi con l’articolo 13 assicura, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, la copertura di una quota pari all’80% dei ricavi di riferimento.
Significa che costruisci un rigassificatore, hai poco gas o nessuno si serve della tua struttura ma prendi lo stesso i soldi.

Chi paga? Noi con la bolletta del gas.

Fonti:
KOMMERSANT, Russia

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